Articoli filtrati per data: Dicembre 2011
Domenica 18 Dicembre 2011 18:07

Riforma delle pensioni

Reddito minimo garantito per chi si trova senza lavoro e l'arrivo certo del contributivo pro-rata per chi non lo applica ancora. E poi: un' accelerazione dell'aumento dell'età pensionabile per le donne e anche nuovi strumenti per favorire l'occupazione dei giovani, tutelando chi oggi è precario. Il Ministro del Lavoro Elsa Fornero stringe i tempi e annuncia da Bruxelles "una riforma incisiva ma che rispetta il principiò di equità tra le generazioni". Riforma che - dice - "verosimilmente sarà annunciata entro pochi giorni". Lunedì è previsto il Consiglio dei Ministri e qui, fra le altre misure per la crescita, è attesa la parte strutturale del piano pensioni che prevederà anche anche un adeguamento agli standard europei dell'età pensionabile delle donne. Il governo - annuncia Fornero - lavorerà a introdurre in Italia, con un pacchetto ancora da congegnare, il "reddito minimo garantito". L'Italia è l'unico Paese europeo, insieme all'Ungheria, a non prevederlo nel suo sistema di welfare. "Dalla prossima settimana lavoreremo per migliorare il mercato del lavoro soprattutto per giovani e donne, con l'obiettivo di dare ai lavoratori più svataggiati e precari, chance in più di lavoro vero" ha aggiunto. Immediate le reazioni positive del Pd che vede nel "reddito minimo garantito" "un indispensabile strumento di lotta alla povertà" Tornando sul dossier pensioni Fornero ha annunciato l'introduzione del sistema contributivo pro-rata. Questo significa che dal primo gennaio 2012 le pensioni saranno tutte calcolate sulla base dei contributi versati, fatto salvo il meccanismo del sistema retributivo fino a tutto il 2011 per chi ne aveva diritto. Il ministro ha assicurato che "eccezioni saranno fatte verso il basso" per dare di più a chi non ce l'ha fatta. Cioé coloro che non sono riusciti a maturare contributi sufficienti per maturare una pensione dignitosa. Ancora oggetto di studio e di indiscrezioni il punctum dolens della soglia minima di contributi necessari per ottenere la pensione di anzianità a prescindere dall'età raggiunta. Ora è fissata a 40 anni ma si parla di un possibile innalzamento tra i 41 e i 43 anni di contributi. Se per la Cgil di Camusso 40 anni é un "numero magico" e "serve un confronto". Il Pd apre, per voce dell'ex ministro del lavoro Cesare Damiano, al sistema pro-rata e anche a un'eventuale innalzamento della soglia dei 40 anni, ma a patto che sia volontario e con un sistema di incentivazione e disincentivazione, tutelando chi è soggetto a lavori più usuranti. Sulla flessibilità in uscita è d'accordo anche il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua: "se si va verso il sistema contributivo è insita la capacità di flessibilità dell'uscita", ha detto ricordando però che in Italia l'età media di pensione per anzianità è di 58,7 anni, mentre la media di vecchiaia e anzianità è di 60,2 anni ampiamente sotto la Germania (61,7 anni) e la Spagna (62,3 anni) la Francia è a 59,3 anni. Con l'avvicinarsi della data del Cdm i sindacati - che non sono ancora stati convocati - sono entrati in fibrillazione e chiedono ad alta voce un confronto pur sapendo che i tempi sono stretti. "La parola magica è trattare e trovare soluzioni migliori" ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni uscendo poi alquanto dall'incontro con il ministro dello Sviluppo Corrado Passera: "adesso mi sembra inesistente la volontà a convocarci" ha detto. Il ministro Fornero da Bruxelles si è detta disponibile a incontrare le parti prima di lunedì, ma ha prudentemente aggiunto: "dipenderà dal premier e dai vincoli di tempo".
Pubblicato in Economia
Martedì 06 Dicembre 2011 09:11

Rischi di tumore alla prostata

  Rischi di tumore alla prostata: la carne troppo cotta alla griglia. Colpa del grasso che cola e di temperature di cottura troppo elevate, il consumo di bistecche e hamburger molto cotti potrebbe far duplicare il rischio di carcinoma prostatico, secondo uno studio Usa.   L' abitudine a mangiare hamburger ben cotti e bistecche abbrustolite potrebbe tradursi in un rischio più elevato di sviluppare un tumore aggressivo alla prostata. Secondo i ricercatori, chi consuma grandi quantità di carne rossa molto cotta avrebbe il doppio delle possibilità di ammalarsi di questo tipo di tumore. Notizia di uno studio condotto dal dipartimento di Urologia della University of California di San Francisco, pubblicato sulla rivista PloS One . Lo studio, guidato dall'urologo Sanoj Punnen, si è basato su 470 persone cui era stato recentemente diagnosticato un tumore aggressivo alla prostata e su 512 soggetti di controllo, tutti reclutati dai principali ospedali e centri di ricerca di Cleveland, in Ohio. Ai partecipanti è stato chiesto di compilare un questionario sulle loro abitudini alimentari durante l'ultimo anno. Il questionario raccoglieva informazioni su vari alimenti, tra cui diversi tipi di carne e la frequenza con cui erano stati consumati. Una parte era invece destinata al consumo di carni al barbecue, alla griglia e al grado di cottura più comunemente scelto.Dai risultati è emerso che chi era abituato a mangiare due porzioni di hamburger o polpettone alla settimana aveva un rischio più che doppio di sviluppare un tumore aggressivo alla prostata rispetto a chi non ne consumava affatto. Secondo gli studiosi, la "colpa" non sarebbe tanto della carne in sé, quanto piuttosto della tecnica e del grado di cottura. Il rischio era doppio infatti per quegli uomini che nel questionario avevano confessato di mangiarla "ben cotte", mentre l'aumento era decisamente più modesto (circa del 12%) per coloro che avevano risposto di essere più avvezzi alla "cottura al sangue" o "media".L'idea che ciò che mangiamo possa influenzare in qualche modo le probabilità di sviluppare il carcinoma prostatico non è nuova. "Negli ultimi anni - ha spiegato Punnen - sono stati condotti numerosi studi epidemiologici con l'obiettivo di valutare l'impatto dei fattori alimentari su questi tumori". Quelli focalizzati sul consumo di carne, però, hanno dato spesso risultati contrastanti. In alcuni casi, infatti, sono state riportate associazioni positive tra il consumo di carne rossa e il rischio di cancro alla prostata. L'esempio più noto è una ricerca condotta dal National Cancer Institute di Rockville, in Maryland, su 175.343 uomini, che aveva registrato una correlazione tra il consumo totale di carne rossa e il tumore alla prostata. Recentemente, tuttavia, un'analisi pubblicata sul Nutrition Journal non aveva confermato tali correlazioni, ma solo un'associazione "debole" tra questo tipo di tumore e il consumo di insaccati e/o carne processata.Secondo Punnen e colleghi, una possibile spiegazione dei risultati spesso discordanti a cui sono arrivate le diverse ricerche può risiedere nel tipo di tumore esaminato. "In particolare, è possibile che l'associazione tra consumo di carne e tumore sia valida solo per cancri aggressivi o in stadio avanzato", ha precisato l'urologo. Il cancro alla prostata, infatti, è estremamente eterogeneo: alcuni tumori rimangono latenti, mentre altri sono più aggressivi e tendono a progredire rapidamente.Un'altra spiegazione plausibile, secondo gli studiosi, è che a far aumentare il rischio non sia tanto il consumo di carne in sé, quanto piuttosto il modo in cui è cucinata. Studi recenti, tra cui quello dell'Università di California, si sono quindi focalizzati sul grado di cottura e il livello di carbonizzazione della carne, suggerendo un rischio più elevato per chi mangia abitualmente carni cotte ad alte temperature, come ad esempio alla griglia.Il meccanismo attraverso il quale il consumo di carne ben cotta potrebbe aumentare il rischio di cancro consiste nel rilascio di composti mutageni durante la fase di cottura. I principali responsabili sembrerebbero essere le ammine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici, composti chimici che si formano quando il muscolo di animali come manzo, maiale, pesce e pollo vengono cucinati a temperature elevate. Gli idrocarburi aromatici, in particolare, si producono affumicando o grigliando la carne a fiamma diretta. Il grasso che cola sul fuoco genera fiamme contenenti idrocarburi aromatici, che poi vanno a ricoprire la superficie della bistecca o dell'hamburger. Le ammine, invece, si formano da reazioni di creatina e creatinina con amminoacidi e zucchero quando si cuoce a lungo e ad alte temperature.Lo studio ha alcuni punti deboli, tra cui il fatto di fare affidamento sulla "memoria storica" di ciò che i partecipanti ricordano di aver mangiato. Ciononostante, è considerato un importante passo in avanti nella comprensione del ruolo che questi e altri composti mutageni potrebbero avere nella formazione del tumore prostatico. La speranza è quella di riuscire un giorno a sviluppare strategie di prevenzione che abbiano di mira proprio queste sostanze."Dato l'impatto del cancro alla prostata sulla salute pubblica mondiale, l'individuazione di qualsiasi tipo di strategia alimentare e preventiva in grado di ridurne il fardello fisico, emotivo ed economico è da considerarsi estremamente importante", ha concluso Punnen. I fattori di rischio conosciuti per questo cancro includono l'età, la storia familiare, l'etnicità e diverse varianti genetiche. Sebbene questa neoplasia sia altamente ereditaria, le variazioni geografiche nell'incidenza del tumore e l'aumento delle probabilità di ammalarsi per quegli uomini che si trasferiscono da Paesi considerati a "basso rischio" (soprattutto in Asia) a nazioni dove il rischio è più alto (Stati Uniti e Nord Europa) suggeriscono che i fattori ambientali potrebbero giocare un ruolo decisivo nella comparsa di questa malattia al tempo stesso così comune e così complessa.Negli Stati Uniti, il tumore alla prostata è il cancro più diffuso (fatta eccezione per quelli della pelle) e la seconda causa di morte legata ai tumori per la popolazione maschile. Solo quest'anno, negli Usa sono previsti oltre 33.000 decessi causati dalla neoplasia.Quanto all'Italia, sono oltre 40.000 gli uomini a cui ogni anno viene diagnosticato un carcinoma prostatico (dati Registro Italiano dei Tumori ). Nel nostro Paese ci sono più di 216.000 persone che vivono con una diagnosi di cancro alla prostata. Questo tumore, la cui incidenza aumenta con il prolungarsi dell'aspettativa di vita, può essere facilmente trattato se individuato nelle prime fasi: il tasso di sopravvivenza a 5 anni è dell'88% (dati Rapporto Airtum 2011 ).
Pubblicato in Ricerca Scientifica
E' un Mario Monti determinato a convincere il Paese che la manovra da 30 miliardi lordi (20 di correzione) non solo e' l'unico modo per non far precipitare l'Italia, ma e' anche piu' equa e giusta di quanto non sia stata dipinta perche' non e' di sole tasse e soprattutto non colpisce i soliti noti. Non e' un caso che aprendo la conferenza stampa - tenuta in una sede della presidenza del Consiglio dei ministri e dove arriva a piedi trovando il sostegno di diversi passanti - si rivolga direttamente ai cittadini italiani. Vuole dare il senso dell'urgenza e ci riesce. Ma anche della massima trasparenza spiegando che tutti i membri del governo dichiareranno per intero i patrimoni e non solo quello che prevede l'attuale modulistica. Parla di crisi ''gravissima''; della necessita' di salvare i ''sacrifici di almeno quattro generazioni''. Spiega che il debito pubblico, vero fardello che impone la manovra, non e' colpa degli europei ma degli ''italiani'' che non hanno guardato all'interesse delle future generazioni. Insiste sul taglio ai costi della politica contenuti nel decreto legge, citando in particolare l'eliminazione dei consigli provinciali e il ridimensionamento delle Authority, aggiungendo che il governo non si fermera' qui. Ma soprattutto annuncia di voler rinunciare al suo stipendio da presidente del Consiglio e ministro dell'Economia, eliminando le doppie retribuzioni per tutti i membri dell'Esecutivo. Non a quello di senatore a vita, ammette, ma solo perche' al momento non sa se sia possibile. L'intento di avere il sostegno degli italiani e' evidente. Solo cosi' potra' superare lo scoglio parlamentare. Con i partiti, l'obiettivo - come ammette lui stesso - e' scontentare tutti in egual misura. L'unica grossa concessione e' quella di far saltare l'aumento dell'Irpef presente in diverse bozze e fortemente avversato da Pdl, Pd e persino dal Terzo Polo. Qualcuno sospetta persino che fin dall'inizio non lo volesse e che il premier lo avesse messo sul piatto solo per far passare il resto. Il professore dosa bene il bilancino. Al Pdl consente di poter dire che non c'e' una patrimoniale e che l'Irpef non sara' piu' salata, ma impone il ritorno dell'Ici sulla prima casa, un salasso sulle altre e delle liberalizzazioni che a livello parlamentare saranno difficilmente digeribili. Al Pd permette di festeggiare per la tassazione dei capitali scudati, ma la riforma delle pensioni e' durissima, come dimostra l'ira dei sindacati. Al Terzo Polo 'regala' l'eliminazione dei tagli lineari previsti nella delega fiscale, sostituiti con un eventuale aumento dell'Iva. Ma sono modifiche che non intaccano la struttura di una manovra che resta molto pesante. Soprattutto sul fronte delicatissimo delle pensioni. Tanto che la stessa Elsa Fornero si commuove alla parola ''sacrifici''. Monti invece resta impassibile e illustra con grande calma i provvedimenti, dando la parola come un professore fa con gli alunni ai diversi ministri che lo accompagnano. Ma soprattutto dosa bene allarmi e ottimismo. Sottolinea la necessita' di ''tirare la cinghia'', ma anche le misure per rilanciare la crescita. Parla di misure incisive sul fisco, di sacrifici distribuiti con equita'. Del bisogno che l'Italia torni ad essere orgoglioso, non ''derisa'' nel mondo. Nega che si tratti di una manovra di sole tasse o che colpisca i ''soliti noti''. Quanto al futuro del decreto, Monti si affida al ''senso di responsabilita''' dei partiti, pur non escludendo il ricorso alla fiducia. Ricorda a tutti che la vita dell'esecutivo non termina con il varo della manovra. Ma quando gli chiedono se non veda un futuro in politica dice che probabilmente al termine di questa esperienza ''ne avra' abbastanza''.    
Pubblicato in Economia
 

Login