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  3 febbraio 2012     Caserta- Belvedere di San Leucio    «Onorato e gratificato di essere il destinatario di un importante riconoscimento non soltanto come persona ma anche e soprattutto come magistrato». Lo ha affermato a conclusione del suo discorso il Procuratore capo Corrado Lembo dopo aver ricevuto il premio «Euromediterraneo 2011» assegnatogli dall’Accademia Ercolanese presieduta da Aniello De Rosa e conferitogli dopo la prolusione del professor Raffaele Martone, prorettore agli Affari Interni della Seconda Università degli Studi di Napoli nel corso di una cerimonia tenutasi ieri presso la Sala Jean Monnet del Belvedere di San Leucio (Caserta). «La mia azione giudiziaria in questo difficile circondario insieme a tutti i miei colleghi non solo inquirenti ma anche giudicanti è un impegno che parte proprio dalla valutazione di una regola: «sapere aude» (osa conoscere). Noi cerchiamo di capire le cose, non apparteniamo alla categoria dei pubblici ministeri che ‘ruminano’ le notizie di reato che pervengono al proprio ufficio come dei ricettori passivi. Le cose bisogna conoscerle bene, comprenderle e poi agire cercando di mettere i nessi fra loro. In fondo è questa la missione della cultura». Nel suo intervento di alto spessore culturale – durante il quale ha richiamato citazioni latine di Virgilio e Dante collegandole all’attualità – Lembo si è soffermato anche sul ruolo della magistratura.«Non siamo dei corpi separati – ha detto - la magistratura non è chiusa e non deve essere chiusa in una torre d’avorio ma deve aprirsi alla società civile e deve agire insieme con le altre istituzioni. Noi – ha continuato, parlando più volte al plurale e coinvolgendo il suo pool di colleghi con i quali ha detto si svolgere un’azione di ‘promozione di legalità’ - abbiamo realizzato questa idea, cioè che la giustizia si può attuare solo con il concorso di tutte le istituzioni. Il nostro lavoro qui incontra innumerevoli difficoltà, ma con l’unione e l’alleanza tra le istituzioni questi ostacoli possono esseri superati proprio come ricorda un’epigrafe di Virgilio (il lavoro assiduo supera le difficoltà)».  E ancora: «Non può esistere giustizia senza cultura. Direi che la giustizia è il movente ma anche il fine ultimo della cultura, altrimenti la cultura è fine a se stessa. E’ il movente dell’azione divina ma anche il fine ultimo dell’azione umana», ha concluso Lembo. La consegna del premio, al quale ha fatto seguito quello dei riconoscimenti alle migliori tesi di dottorato di ricerca, si è svolta durante una cerimonia dove sono intervenuti diversi relatori moderati dal professor Gianmaria Piccinelli preside della Facoltà di Studi Politici J. Monet della Sun, alla presenza di diverse autorità. Sono intervenuti il sindaco Pio Del Gaudio (tutela del complesso monumentale e rilancio delle sue funzioni vive); il preside della Facoltà di Architettura della Sun, Claudio Claudi in rappresentanza del rettore della Federico II, Massimo Marrelli; il prof. Francesco Rossi, rettore della Sun (necessità di competizione nel mondo della ricerca e del lavoro e auspicio per una sede di rappresentanza della Monet a San Leucio, in vista del trasferimento nel complesso delle ex Poste); il direttore generale del Banco di Napoli, Giuseppe Castagna (mondo del lavoro giovanile ed economia sul territorio); i rappresentanti dei comuni Portici, Bruno Provitera (in rappresentanza del sindaco Vincenzo Cuomo) e l’assessore di Ercolano, Gioacchino Acampora (in rappresentanza del sindaco Vincenzo Strazzullo) che ha parlato del «modello Ercolano», città che ha combattuto e annientato il crimine organizzato insieme a tutte le istituzioni. L’Accademia Ercolanese, la storia: propulsore fu il ministro di Giustizia Bernardo Tanucci (a Caserta c’è una strada intitolata al segretario della casa reale napoletano d’adozione) mentre dopo la morte del re subentrò Filippo Mazzocchi, nipote di Alessio Simmaco Mazzochi nativo di Santa Maria Capua Vetere L'Accademia Ercolanese è un'accademia di carattere archeologico istituita nel 1755 a Napoli da Carlo III di Borbone per pubblicare e illustrare gli oggetti che frequentemente venivano disseppelliti nelle città sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.,principalmente Pompei ed Ercolano (da cui l'accademia prende il nome). Dopo un lungo periodo di totale silenzio, l'accademia ha ripreso vita nel dicembre 1996 con lo scopo di reagire al "degrado della vita culturale della Città di Ercolano e più in generale del territorio vesuviano" e per "rianimare le attività culturali di quest'angolo della Regione Campania e soprattutto richiamare alla memoria degli Ercolanesi le nobili memorie delle antiche città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabiae". Dopo alcuni tentativi andati a vuoti, il re, infastidito dall'allungarsi dei tempi, su suggerimento del marchese Bernardo Tanucci che allora era segretario di stato della casa reale, decise di fondare un'accademia unicamente incaricata di illustrare i monumenti rinvenuti dagli scavi: era il 13 dicembre 1755 e così nasceva la Regale Accademia Ercolanese. L'accademia doveva essere composta da soli quindici filologi e riunirsi presso la segreteria di stato della casa reale sotto la presidenza del Tanucci. Alla morte di tre di questi subentrarono in seguito il marchese Filippo Mazzocchi (nipote del più famoso Alessio Simmaco), Michele Arcangelo Lupoli e Vincenzo Calà. Dopo il ripristino dell'accademia per la prima volta ne venne anche scritto uno statuto, composto da dodici articoli, approvato da re Ferdinando IV il 10 maggio 1787.Filippo Mazzocchi, nipote di Alessio Simmaco Mazzocchi, nato a Santa Maria Capua Vetere nel 1684 intorno ai settanta anni d'età, fu uno dei quindici prescelti per entrare a far parte dell'Accademia Ercolanese. I quindici membri di questa accademia avevano il compito di pubblicare e illustrare gli oggetti rinvenuti nelle città sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Tra i compiti svolti dal Mazzocchi vi fu la delicata decifrazione dei papiri scoperti tra l'ottobre 1752 e l'agosto 1754 nella Villa dei Pisoni, con l'aiuto del padre scolopio Antonio Piaggio.
Pubblicato in Arte e Cultura
 

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